NON C'E' CIO' CHE NON VEDIAMO
MA CIO' CHE NON SAPPIAMO IMMAGINARE
Questi racconti non sono nati con l’intenzione di diventare un libro.
Le pagine che lo compongono sono state scritte nel tempo, camminando.
Alcune sono nate lungo un sentiero, altre al rientro, quando il passo si ferma ma lo sguardo continua a muoversi. Non seguono un ordine cronologico né geografico, perché il cammino che le attraversa non è fatto soltanto di distanze misurabili.
Lettere dalla montagna non è una guida escursionistica, né un diario di itinerari. Non indica percorsi, tempi di percorrenza o dislivelli. È piuttosto un tentativo di dare forma a ciò che accade mentre si cammina: l’attenzione che si affina, il silenzio che prende voce, la memoria che riaffiora, la musica che a volte accompagna i passi anche quando non viene ascoltata.
La montagna che compare in queste pagine è talvolta lontana, talvolta dietro casa. È una montagna vissuta, non conquistata. Non è la cima il fine del cammino, ma ciò che accade tra la partenza e il ritorno, tra l’andare e il tornare. Camminare, qui, non è un gesto atletico né una prestazione: è un modo di stare nel mondo, un’attitudine che richiede tempo, lentezza e disponibilità all’ascolto.
Alcuni episodi narrati appartengono alla dimensione personale, altri a una memoria condivisa. Ci sono giorni di neve e notti di luna piena, salite faticose e soste mancate, incontri visibili e presenze soltanto immaginate. Tutto è tenuto insieme da un filo sottile: l’idea che anche il gesto più elementare, se abitato con attenzione, possa assumere un significato.
Se queste lettere hanno un destinatario, non è definito.
Forse sono rivolte a chi ama la montagna senza bisogno di dominarla.
Forse a chi cammina per ascoltare.
O forse a chi, leggendo, riconosce qualcosa di proprio in un passo, in un silenzio, in una traccia che la neve ha già iniziato a cancellare.