Il termine evoca immediatamente il pensiero del camminare e, per analogia, quello del movimento. Del moto. Il divenire, o il cambiamento che è proprio di ogni movimento, ci colloca nella condizione di essere soggetti attivi di questo processo. In ultima analisi, l’escursionismo che pratichiamo è una delle manifestazioni del cambiamento stesso.
Se tutto fosse fisso e immobile, l’escursionismo non esisterebbe. Camminare è osservazione di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che sarà. In questa visione, l’escursionismo diventa espressione di un’attenzione curiosa verso l’ambiente nel quale viviamo, che ci circonda con le sue molteplici manifestazioni: naturali, storiche, culturali o, più semplicemente, legate alle tradizioni dei luoghi.
È evidente che esistano molti ambiti nei quali esercitare questa curiosità.
Per noi che amiamo la montagna, l’ambiente alpino ha una sua naturale preponderanza; ma non meno significativo è l’escursionismo praticato altrove. Mi riferisco alle diverse forme del “camminare” che, negli ultimi anni, stanno lentamente affermandosi e che si affiancano ai modi più consueti dell’escursionismo tradizionale, ampliando in modo sensibile le possibilità di vivere l’ambiente.
Escursionismo e camminare sono, in questo senso, termini affini, capaci di soddisfare il piacere della scoperta e della conoscenza. Ritengo però necessario precisare che il “camminare”, per le ragioni fin qui esposte, apre a una conoscenza dell’ambiente che, seppur ampia, non esaurisce l’immenso spazio che esso racchiude.
La creatività umana manifestata nelle opere realizzate, le forze della natura che hanno modellato le superfici, la varietà delle presenze floristiche e faunistiche: tutto questo, insieme, dilata enormemente lo spazio che possiamo attraversare durante un’escursione.
È con questo spirito di osservazione che, a mio avviso, si realizza il senso più profondo del cammino, qualunque sia il luogo nel quale esso avviene.
Per questa ragione, e compatibilmente con le condizioni dell’escursione, porto con me ciò che mi permette di ascoltare musica. Penso — ed è una mia interpretazione personale — che la musica possa colmare una parte dello spazio che esiste fra gli elementi della natura e consentire di percorrere distanze più vaste, spesso non tracciate. Le note accentuano le caratteristiche dei luoghi, ne esaltano i colori, e hanno la capacità di sospendere il tempo.
Le melodie possiedono la forza di arrestare quel moto continuo di cui parlavo all’inizio. Il movimento insito nel camminare, in questa prospettiva, sembra infine fermarsi.
È in questi brevi istanti che talvolta accade, osservando le altre persone, di vederle svelarsi come fissate in un grande dipinto: ciò che realmente sono, pensiero silenzioso di quel tutto che ci circonda.
Diventa allora evidente che l’escursionismo non è soltanto il tempo sottratto al fine settimana, una passeggiata lontano dal caos della città, una boccata d’ossigeno, un esercizio per il corpo o una semplice occasione conviviale. In questa visione, l’escursionismo — il camminare — diventa, a mio parere, un’attitudine di vita.
Il sentimento di una profonda comunione con ciò che ci circonda: ciò di cui siamo fatti, ciò nel quale siamo, in unione con ciò che è stato e con ciò che sarà.
L’Ambiente.


Luglio 2019

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